backlink

Quello che ho scritto in questo articolo potrebbe deprimere qualcuno, ma forse è meglio fermarsi a riflettere, piuttosto che perdere giorni a leggere “10 modi per ottenere backlinks verso il proprio sito” o “10 strategie web per ottenere backlinks naturali”. Tuttavia sarò lieto di essere smentito, purchè si tratti di una smentita in cui si confuta quanto scrivo, offrendo al contempo suggerimenti utili per un ecommerce che è alla disperata ricerca di link. Prima di tutto cominciamo col dire perchè un sito in genere sia alla ricerca di backlinks (naturali o apparentemente tali, che puntino verso il proprio sito).
Come scritto quiI link sono mezzi potenti per il posizionamento nei motori di ricerca. In effetti, un collegamento non è altro che un voto di fiducia per il tuo sito web.” Ma successivamente aggiunge “Uno dei modi per acquisire un link di ritorno è quello di scrivere contenuti interessanti nel proprio blog.” e sopratutto “Pubblicare contenuti di qualità è il modo più economico per incentivare un “link naturale di ritorno” da parte dei tuoi colleghi blogger nel caso sia di loro interesse.“. Trovo giustissimo aver sottolineato “colleghi blogger“, perchè invece per un ecommerce è pressochè impossibile scrivere contenuti interessanti e utili.

Mettiamo per esempio che il nostro ecommerce venda calzini da uomo. Ipotizziamo inoltre che, con un bel pò di fantasia, riesca a sfornare contenuti utili che parlino di calzini: come può sperare che altri siti web scrivano un articolo con un link verso il tuo ecommerce? Senza dimenticare che nelle varie guide su come ottenere backlinks naturali, si legge che è auspicabile che il sito da cui riceviamo il link, sia attinente all’ argomento trattato.
Già me li vedo decine e decine di blogger che parlano di abbigliamento, linkare l’utilissimo articolo sui calzini che ispirato in una notte di luna piena, sono riuscito a creare e inserire nel mio ecommerce.
Un blogger serio che conosce la materia di cui si occupa, non avrà difficoltà ad andare in questa direzione, trovandolo del tutto naturale. E con pazienza e nel tempo riuscirà a costruirsi una serie di backlinks naturali.
Ma “come può un ecommerce ottenere backlinks naturali e scrivere contenuti utili?“. Daccordo, con un pò di sforzo e un pò di fantasia qualcosa si potrà scrivere, ma credo che dopo un paio spunti non si abbia più nulla di interessante e sopratutto utile da scrivere sui calzini.
Se vendo calzini da uomo, cosa mai potrei scrivere di utile e interessante, a intervalli diciamo di 15 giorni? E se anche ci riuscissi, come sperare che qualcuno leggendo i miei contenuti interessanti sui calzini, linki la mia pagina? E dove dovrebbe linkarla? Sul suo blog? Sul suo sito? E se non ne possiede uno, cosa molto probabile?

Per un ecommerce gli unici backlinks naturali potrebbero venire dagli acquirenti. Ma facciamo un esempio pratico. L’ecommerce di cui mi occupo ha circa 4000 acquirenti. In 3 anni solo in 4 hanno lasciato una recensione direttamente sul sito online, mentre centinaia sono quelli che hanno inviato una e-mail per confermare la propria soddisfazione. Tanti backlinks naturali e recensioni positive che rendono orgoglioso il titolare del webshop. Ma evidentemente “sprecate” per i motori di ricerca.

E se il webshop facesse un pò di guest blogging? Le linee editoriali dei guest blog (a dire il vero poco rigide in Italia, contrariamente a quanto avviene nei paesi anglofoni) chiedono che l’articolo da pubblicare non sia autoreferenziale. Quindi torniamo al punto di prima: cosa scrivo di utile e interessante sui calzini? L’unico vantaggio sarebbe rappresentato dal fatto che mentre il mio webshop è stato da poco lanciato sul mercato e quindi pressocchè sconosciuto, chi ospiterà l’articolo è più autorevole e magari con un buon seguito di followers.
Nell’articolo Che i link “sembrino” naturali, Francesco Margherita scrive: “dal mio punto di vista, il lavoro di un SEO è anche quello di facilitare il posizionamento naturale di un sito web ancora poco conosciuto e che per caratteristiche legate al suo segmento, potrebbe avere difficoltà a farsi notare in tempi ragionevoli pur offrendo prodotti migliori rispetto ai suoi concorrenti.” e ancora aggiunge “Va da sé che una volta raggiunta la popolarità, le attività artificiali vanno a ridursi fino a essere sostituite interamente dalle citazioni e dai link naturali degli utenti, però fino a quel punto come pensi di arrivarci?“.

Ed in effetti è cosi. Bisogna farsi conoscere, solo dopo è possibile ridurre quelle attività come la link building, che lo stesso Matt Cutts non considera quasi mai pratiche naturali, perchè come lui dice i link in ingresso devono essere naturali.

Come consigliato in tanti articoli di esperti SEO è importante analizzare i siti concorrenti. Per far questo ci sono tanti programmi utili che permettono di analizzare i link in entrata come per esempio OpenSiteExplorer. Ho scelto una specifica parola chiave e ho verificato che i webshop nelle prime posizioni ricevono molti link (di qualità) da blospot.com e altervista.org. Analizzandoli uno ad uno è saltato fuori come si tratti di link ottenuti dai fashion blogger. Come sono stati ottenuti questi link? L’azienda ha inviato i propri prodotti per ottenere una recensione e un link di ritorno al webshop. I fashion blogger li definiscono rapporti di collaborazione. Sicuramente di collaborazione si tratta ma possiamo definirli link naturali? Secondo la mia logica no. Ma anche google la pensa allo stesso modo.

Infatti nella guida di Search Console, a proposito degli schemi di link si legge:

Di seguito sono riportati alcuni esempi di schemi di link che possono influire negativamente sul posizionamento di un sito nei risultati di ricerca:

  • Acquisto o vendita di link per aumentare la classificazione PageRank. Ciò include lo scambio di denaro in relazione a link o post che contengono link, lo scambio di beni o servizi in relazione a link o l’invio a qualcuno di un prodotto “gratuito” in cambio di una recensione positiva e dell’inclusione di un link.

In teoria non discuto sulla bellezza o qualità del prodotto ricevuto, difficile pensare che un marchio tanto conosciuto e famoso possa inviare una schifezza, ma di sicuro quel link ottenuto non è naturale.

Lo sarebbe se il fashion blogger, invece di aver ricevuto il prodotto gratuitamente per poterlo recensire, fosse in realtà un acquirente reale, che soddisfatto decida di comunicarlo sul suo blog (e anche in questo caso non sarebbe cosi scontato poi ricevere anche un link). Ma parlando appunto di acquirenti, quanti hanno un blog sul quale inseriscono foto, recensioni e commenti degli oggetti acquistati?

Come ho scritto prima, in 3 anni il webshop di cui mi occupo ha ricevuto solo 4 recensioni positive direttamente nella sezione testimonianze, oltre a qualche centinaio di e-mail di complimenti. Questo è naturale per un webshop. Cosi come è naturale che qualche cliente soddisfatto inserisca la sua testimonianza su un forum o risponda a qualche domanda di chi per esempio si chiede “dove comprare calzini online?“. Ma che un cliente abbia un blog e scriva un articolo sui calzini acquistati nel mio webshop, o che un blogger che si occupi di moda scriva un articolo con un link verso la risorsa “utile” che io sono riuscito a scrivere nel mio webshop, è innaturale. Cosi si spiega come sia impossibile per un webshop ottenere backlinks naturali ma solo innaturali. Aggiungo che i webshop che ho analizzato (che occupano le prime posizioni dei risultati della ricerca) hanno ottenuto risultati molto scarsi in termini di SEO on site (title e descrizione lunghi, H1 mancanti, gravi errori di W3C) oltre ad ricevere molti link innaturali (guest post e link da fashion blogger a cui hanno inviato articoli per recensirli). Ciononostante appunto, sono posizionati meglio di tanti altri webshop. Mistero a cui per ora posso rispondere solo in un modo e cioè che un webshop (vista anche l’impossibilità di scrivere contenuti utili) dovrebbe continuare a fare quello che ha sempre fatto, aumentare la sua popolarità attraverso tecniche che possono anche sembrare non naturali per chi non vende, ma che lo sono assolutamente per chi deve vendere il proprio prodotto.

E i risultati dei webshop meglio posizionati lo dimostrano. Almeno fino a prova contraria.

Un blogger può scrivere argomenti interessanti e utili perchè non vende nulla (magari in futuro potrebbe scrivere un libro dove raccoglie la sua esperienza, ma il blog non vende libri) ma un webshop si trova in una situazione differente. E’ davvero molto difficile che possa sviluppare contenuti utili alla clientela e se anche fosse capace di farlo, aiutato magari dalla diversa tipologia merceologica rispetto ai calzini :), sarebbe difficile mantenere una certa costanza nel tempo: prima o poi gli argomenti “utili” si esaurirebbero.

Chi scrive articoli sul SEO, sulle varie tecniche di fare link building e quant’altro, dovrebbe specificare a vantaggio del lettore, che tutti quei consigli su posizionamento, popolarità, ecc., sono fattibili per i blog e in misura molto, ma molto minore per un webshop online. Webshop online al quale non resta che preoccuparsi dell’ottimizzazione SEO on site (title, keywords, description, H1, H2). Ma non perchè questo porterà visibilità, ma semplicemente perchè avere un SEO pulito è come andare a scuola con un quaderno pulito e ordinato. Non sappiamo se il maestro o qualcuno poserà mai i suoi occhi sul nostro quaderno, ma se questo dovesse avvenire, ne sarà piacevolmente impressionato.

E se vogliamo che qualcuno posi gli occhi dobbiamo farci notare.

Backlinks naturali: come ottenerli per un ecommerce

Un pensiero su “Backlinks naturali: come ottenerli per un ecommerce

  • 24 aprile 2016 alle 09:30
    Permalink

    Caro Pasquale sono molto d’accordo con te. Inutile negarlo.
    Sviluppare link naturali è complesso e richiede creatività estrema che nella maggior parte dei casi manca.
    Sono convinto che per un e-commerce rimane essenziale il posizionamento long-tail che produce meno volume, ma traffico più qualificato.

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