GPT-3 manda in pensione i classici guestpost

GPT-3, la terza versione di Generative Pre-Training (GPT) di OpenAI, azienda creata nel 2015 da Elon Musk, dà ragione a chi da alcuni anni cerca di fare guestposting in un certo modo e manda in pensione i classici guestpost. Ma andiamo con ordine.

Da alcuni giorni, stuole di persone, perlopiù professionisti del marketing, SEO e copywriter, si sono letteralmente riversati in conversazioni con la ChatGPT, nel tentativo di trovare il modo di avere vantaggi nella propria attività lavorativa, dovuti all’utilizzo di questa enorme banca dati di informazioni, in grado di creare varie porzioni di testo in pochissimo tempo.

Le reazioni che si possono cogliere nei vari gruppi su Facebook e su altri social sono molto contrastanti, si va da quelli che gridano che è arrivata la fine del mondo, a quelli che cercano di rincuorare quelli più sfiduciati, a quelli che sono scoppiati in un grande entusiamo. Personalmente anch’io ho interrogato la chat, perché avevo la necessità di aggiungere dei paragrafi ad alcuni articoli per renderli più completi, ma mai avrei pensato di porre le domande che ha posto quell’indemoniato (nel senso che ne sa una più del diavolo) di Max Del Rosso, che ha mostrato magistralmente (vedi qui) come si può mettere l’intelligenza artificiale al proprio servizio.

In pratica, dando dei prompt impeccabili (e per me impensabili), non solo è riuscito ad avere conferma della bontà del suo lavoro (non che ne avesse bisogno, la conferma è per qualcun altro), ma ha ottenuto dei risultati entusiasmanti, perché l’I.A. ha confermato al mondo intero, che un certo modo di creare guestpost era quello giusto.

Già, perché tutte le risposte date dalla ChatGPT sono andate nella stessa direzione indicata da Max, che da anni predica l’importanza della coerenza, inerenza, pertinenza e rilevanza fra le frasi che contengono l’anchor text e la pagina di destinazione, oltre ad un paio di altre cose, tutte legate al buon senso, ma che vengono disattese o ignorate da moltissime persone. Quali sono le domande fatta da Max all’I.A. e quali sono le risposte ottenute?

Domande all’I.A. e risposte ottenute

Max ha chiesto all’I.A di creare un collegamento ipertestuale verso l’home page di un ecommerce che vende parti di ricambio di un’automobile e gli ha chiesto anche di suggerirgli 4 possibili temi da trattare negli articoli, tenendo presente che non avrebbero dovuto trattare lo stesso tema della pagina di destinazione, (cosa che invece fanno in tantissimi con il classico guestpost) che sarebbe stata collegata all’articolo tramite anchor text. Risultato? L’I.A. ha proposto 4 diversi argomenti e suggerito pure quale frase e paragrafo scrivere per inserire l’anchor text e giustificare il link verso quel sito.

In un’altra interrogazione Max ha posto la stessa domanda, in questo caso però aggiungendo qual è l’anchor text che vorrebbe utilizzare, quali argomenti correlati (ma non identici) al tema trattato nella pagina di destinazione potrebbe trattare e ha chiesto di scrivere dei paragarfi di esempio che contenessero l’anchor text suggerita. Quindi l’I.A. ha proposto diversi temi e poi ha elencato delle frasi con all’interno l’anchor text richiesta.

In pratica, chiunque utilizzasse la I.A. formulando le domande in questo modo, potrebbe sviluppare una strategia di guestposting diversa da quella classica, ripetitiva e riconoscibilissima utilizzata dalla maggiorparte delle agenzie SEO e sarebbe in grado di creare quei guestpost che in tanti si ostinano a non voler creare perché fanno perdere tempo o per delle proprie lacune, che ora possono essere bypassate sfruttando la potenza della ChatGPT.

Adesso non ci saranno più scuse per inviare il solito classico guestpost con un solo link esterno messo in modo incoerente e pubblicato in un articolo che tratta lo stesso argomento della pagina linkata o che, un’eventuale presenza di altri link esterni non fa altro che aggravare la situazione (visto che l’errore si ripete più volte), perché i suggerimenti della ChatGPT permetteranno ai collegamenti ipertestuali di essere coerenti, inerenti, pertinenti e rilevanti sia con quello che è scritto nella frase che contiene l’anchor text, che con la pagina linkata.

Errori presenti nei classici guestpost

Uno dei tanti problemi in cui cadono in molti quando scrivono un guestpost è quello di non comprendere che scrivere un articolo completamente incentrato su quello che si vuole linkare, oltre a renderlo più riconoscibile come guestpost, rende molto più complicato inserire il link esterno in modo appropriato e rende quasi impossibile, o comunque molto difficile, inserire anche altri link esterni.

Se vogliamo linkare una pagina con le recensioni di spazzolini elettrici (uno dei tanti esempi proposti da Max) e scriviamo un articolo del tipo “Come scegliere lo spazzolino elettrico”, rendiamo l’inserimento dei link esterni molto più complicato. Se invece pensiamo allo spazzolino elettrico non come ad un unico tema dell’articolo ma ad una parte di esso, potremmo scrivere più paragrafi per più prodotti.

In questo modo sarà più facile giustificare il collegamento ipertestuale verso il sito di spazzolini elettrici e sarà anche più facile linkare altri prodotti (quindi non competitors se fosse questo il problema) dagli altri paragrafi. Finora solo in pochissimi (e fra questi ovviamente c’è Max) applicano questa metologia di lavoro quando creano un guestpost, ma è qui che entra in gioco l’I.A., perché questa è anche la strada suggerita dalla ChatGPT quando è stata interrogata.

L’I.A. conferma: classici guestpost possono andare in pensione

Max ha chiesto “Devo scrivere un articolo al cui interno devo inserire una anchor text che si colleghi ad una pagina con recensioni dei migliori spazzolini elettrici. Su quale argomento correlato, ma non uguale alla pagina di destinazione dell’anchor text, mi suggerisci di scrivere l’articolo?”.

L’I.A. ha suggerito di scrivere un articolo sull’igiene orale, all’interno del quale, fra i vari paragrafi che lo comporranno, ci sarà uno su come scegliere lo spazzolino per le proprie esigenze. Inoltre l’I.A., imbeccata da un’altra domanda di Max, ha pure suggerito la frase da scrivere in quel paragrafo, con tanto di anchor text (inserita in modo naturale nella frase) che risulta coerente con il resto della frase e con la pagina di destinazione.

Che dire, spettacolo. Max linkava già in questo modo, immettendo nel web articoli di qualità, non solo perché scritti bene, come fortunatamente ce ne sono tanti altri, ma perché soddisfavano tutta una serie di requisiti che non si vedono nei classici guestpost che si vedono in giro. Adesso tutti saranno in grado di farlo, pur se finora non volevano per mancanza di tempo o per incapacità nel mettere in pratica questa tecnica, che comunque necessità di abilità tecniche, ricerca e anche esperienza, visto che basterà porre alla I.A le domande giuste.

Inutile dire che ne guadagneranno tutti, perché non se ne poteva più di quei classici guespost che molte agenzie si ostinano a pubblicare perché, come dicono loro, ottengono buoni risultati e i clienti sono soddisfatti. Ovvio che li ottenevano, se l’offerta sul tavolo è di 10 piatti di pasta e fagioli (che amo tantissimo), cosa dovrebbe fare il motore di ricerca se non mostrare come risultato pasta e fagioli? D’altronde gli editori non chiedevano altro che qualità e buon senso nell’applicazione di alcune regole. Quindi la I.A. con le sue risposte, conferma che i classici guespost pubblicati finora possono finalmente andare in pensione.

 

GPT-3 manda in pensione i classici guestpost

Pasquale Palmiotto

Avvicinatomi alla SEO per necessità nel 2011, sono rimasto affascinato da questo mondo e dalle persone che lo frequentavano. Ho conosciuto gente in gamba che mi ha aiutato nel mio percorso di crescita e nel mio piccolo provo a fare altrettanto verso chi dovesse chiedermi un consiglio.